Le città europee stanno fiorendo grazie ai movimenti di orticoltura urbana, guidati da persone e comunità appassionate di sostenibilità. In questo articolo, visiteremo tre luoghi - Berlino, Nantes e Londra - per vedere come gli orticoltori urbani stanno facendo la differenza. Ogni storia mostra un approccio unico al verde cittadino, dagli orti comunitari ai giardini di solidarietà fino alle piccole fattorie domestiche. Questi esempi reali evidenziano l’impatto sociale e ambientale dell’orticoltura urbana e offrono ispirazione a chiunque voglia vivere in modo più sostenibile in città.
1. Berlino, Germania - orti comunitari che coltivano il cambiamento
A Berlino, l’orticoltura urbana ha radici profonde e un presente vivace. La città è famosa per i suoi orti comunitari (spesso su terreni recuperati) e per la cultura degli orti familiari (i “Schrebergarten”). Un esempio brillante è il Prinzessinnengarten, un orto comunitario nel cuore di Berlino. Nato su un terreno abbandonato, è diventato un’oasi verde dove i vicini coltivano insieme il cibo, imparano il compostaggio e l’apicoltura, e rafforzano i legami comunitari. “Il nostro obiettivo non è tanto la produzione di grandi quantità di cibo, quanto l’educazione e la partecipazione,” spiega Hanna Burckhardt, coordinatrice del Prinzessinnengarten. Lei definisce il giardinaggio “uno strumento per unire le persone.” Infatti, in qualsiasi giorno si possono vedere volontari di tutte le età curare aiuole rialzate fatte con cassette del latte o partecipare a laboratori sul compostaggio con i lombrichi.
Gli orticoltori urbani di Berlino sottolineano anche i benefici ecologici. Amelie Stieg, di un altro giardino chiamato Himmelbeet, osserva che questi spazi verdi sono rifugi per la biodiversità nella giungla di cemento - offrono rifugio a insetti e uccelli e aiutano persino a rinfrescare la città in estate. “Ogni giardino conta,” dice, sottolineando che piccoli appezzamenti messi insieme fanno una grande differenza per l’ecologia urbana. Lo stesso Himmelbeet è stato creato con ingegno su un vecchio piazzale aeroportuale (Tempelhofer Feld) usando solo materiali riciclati, poiché non era permesso scavare nel terreno. Questa inventiva - creare aiuole in pallet per merci e usare legno recuperato per i vasi - ha trasformato un luogo inospitale in un fiorente centro comunitario.
Ciò che è davvero ispirante a Berlino è l’innovazione sociale intorno al giardinaggio. Durante le sere estive, non è raro vedere i berlinesi riunirsi in questi giardini per condividere un bicchiere o un pasto comunitario, costruendo letteralmente comunità attraverso lo spazio verde. Alcuni giardini funzionano anche come imprese sociali, ospitando caffè a km zero o vendendo erbe aromatiche a ristoranti locali per sostenere le loro attività. Il governo cittadino ha preso nota, con programmi per supportare iniziative di orticoltura urbana e permettendo persino giardini temporanei su terreni comunali inutilizzati. La storia di Berlino mostra che l’orticoltura urbana è più che cibo - è trasformare l’ambiente e la società urbana. In una città un tempo divisa, i giardini creano un terreno comune (a volte letteralmente sopra terreni storici - per esempio un giardino che prospera in una ex striscia della morte del Muro di Berlino). La lezione di Berlino: gli orti comunitari possono fiorire nelle città più dense, avvicinando le persone alla natura e tra loro.
2. Nantes, Francia - giardini di solidarietà che nutrono una comunità
Spostandoci a ovest, a Nantes in Francia, troviamo una storia diversa ma altrettanto ispirante. Nel 2020, mentre la crisi COVID-19 causava difficoltà economiche, la città di Nantes ha lanciato un’iniziativa chiamata “Les Paysages Nourriciers” (Paesaggi Nutrienti). L’idea era audace: trasformare terreni pubblici inutilizzati - inclusi parchi, margini di edifici comunali, persino fossati di castelli - in orti per aiutare a nutrire le famiglie bisognose. La città ha coinvolto 25 giardinieri comunali e molti volontari per piantare 50 giardini di solidarietà in tutta Nantes. Hanno coltivato di tutto, dalle patate alle zucche, dai pomodori ai fagioli, seguendo principi biologici e di permacultura (niente pesticidi, molta diversità di colture).
I risultati sono stati notevoli. In autunno, questi orti urbani hanno prodotto 25 tonnellate di raccolto, abbastanza per fornire a circa 1.000 famiglie 25 kg di verdure fresche ciascuna. Il raccolto è stato distribuito gratuitamente a famiglie a basso reddito e tramite organizzazioni di aiuto alimentare. Il sindaco Johanna Rolland ha osservato che la domanda di aiuti alimentari era aumentata e che il progetto era un modo per la città di “affrontare il problema dell’insicurezza alimentare” in modo sostenibile. Nantes non solo ha combattuto la fame, ma lo ha fatto rendendo la città più verde e coinvolgendo i cittadini. Volontari di un’associazione chiamata EmpowerNantes e anche giovani agricoltori in cassa integrazione hanno aiutato a piantare e curare gli orti. Il progetto ha anche promosso il consumo stagionale e l’educazione - molti partecipanti hanno imparato a coltivare per la prima volta e hanno visto da vicino come funziona il compostaggio e l’agricoltura naturale.
Un orto è stato allestito in un luogo insolito: il fossato del famoso Château des Ducs de Bretagne (Castello dei Duchi di Bretagna) nel centro città. Solitamente un prato decorativo, è diventato un campo di mais e una zucchetta! Vedere le pannocchie e le viti di zucca sullo sfondo delle antiche mura del castello era un’immagine potente di sostenibilità che incontra la storia. Simboleggiava un ritorno alla produzione locale di cibo in luoghi da tempo dedicati alle piante ornamentali.
La storia di Nantes è ispirante per la sua portata e solidarietà. Dimostra che l’orticoltura urbana può rispondere direttamente ai bisogni sociali. La città ha sfruttato terreni pubblici e competenze di giardinaggio per creare una rete di sicurezza per la sua gente - una sorta di “orto della vittoria” moderno volto a sconfiggere fame e isolamento anziché un nemico di guerra. I residenti hanno riferito che oltre al cibo, gli orti hanno portato speranza e unione in un momento difficile. Persone di diversa provenienza hanno lavorato fianco a fianco (ovviamente mantenendo le distanze sociali) in quegli appezzamenti, creando legami. Nantes ha indicato l’intenzione di continuare alcuni aspetti di questo programma anche dopo la crisi, integrando l’agricoltura urbana nella pianificazione cittadina a lungo termine. La lezione chiave da Nantes: l’orticoltura urbana può essere ampliata dai governi locali per avere un impatto diretto e significativo sul benessere della comunità. È un modello di resilienza dove sostenibilità e compassione crescono insieme.
3. Londra, Regno Unito - una fattoria domestica nella grande città
L’ultima tappa è a Londra, dove un singolo individuo ha dimostrato che non serve molto terreno per vivere il sogno verde. Incontriamo Alessandro Vitale, noto a molti con il soprannome “Spicy Moustache.” Alessandro è un tatuatore italiano che vive a Londra e ha trasformato il suo piccolo cortile di cemento a Walthamstow (nord-est di Londra) in una microfattoria urbana fiorente. In sette anni, senza alcuna formazione agricola formale, è passato da giardiniere principiante su un balcone minuscolo a produrre quasi tutte le verdure e i frutti di cui la sua famiglia aveva bisogno per mesi.
Quando Alessandro si è trasferito a Londra dalla campagna italiana, sentiva molto la mancanza del contatto con la natura. Questo desiderio lo ha spinto a coltivare peperoncini sul balcone. Un vaso ne ha portati a diversi, e presto si è appassionato al giardinaggio. Alla fine si è trasferito in una casa con un piccolo cortile - per lo più cemento - e ha cercato di massimizzarne la produttività. Ha costruito aiuole rialzate, installato fioriere verticali sulle recinzioni e sfruttato ogni centimetro di spazio. Il suo giardino (documentato sul suo canale YouTube) ospita una grande varietà di colture: pomodori, zucchine, verdure a foglia, bacche e molte erbe aromatiche. Ha persino una mini serra e un sistema di raccolta dell’acqua piovana. Praticando la semina a successione, il compostaggio e la coltivazione verticale creativa, Alessandro è riuscito a raccogliere quantità impressionanti. In un anno recente, lui e la sua compagna hanno mangiato prodotti coltivati in casa per circa sei mesi consecutivi, comprando pochissime verdure. Continuavano a comprare alimenti base come cereali e qualche frutto, ma la riduzione della dipendenza dai supermercati è stata notevole.
La storia di Alessandro ha attirato l’attenzione dei media perché ha colpito nel segno: ecco un cittadino qualunque che riesce a “vivere della terra” nel cuore di una città. Euronews Green lo ha presentato nella serie Low Impact Living, mettendo in luce come il suo cortile sia diventato un’oasi di sostenibilità. Oltre a coltivare cibo, ha integrato pratiche come la raccolta dell’acqua piovana e la produzione di fertilizzanti naturali (ad esempio, tè di compost), incarnando un approccio olistico. Sui social come @spicymoustache, condivide consigli per mostrare che “non tutti hanno bisogno di una serra elaborata o ettari di terreno - si può iniziare anche con un solo vaso sul davanzale.” La sua missione è dimostrare quanto il giardinaggio possa essere accessibile e gratificante, anche in un appartamento cittadino.
Un aspetto particolarmente ispirante del percorso di Alessandro è come abbia cambiato il suo stile di vita. Quello che era iniziato come un hobby personale è diventato un impegno comunitario. Si è connesso con altri coltivatori urbani, ha iniziato a scambiare semi e ha persino lanciato una sua linea di semi biologici di peperoncino per diffondere varietà resistenti. Sottolinea anche l’importanza della cucina e della conservazione - per esempio, preparando salse piccanti, sottaceti e marmellate dal raccolto per prolungarne l’uso (e ridurre gli sprechi). Alessandro descrive il giardino come una forma di terapia e fuga dal ritmo frenetico della città: “Ogni volta che ci vado, mi sento immerso nella natura - come se mi staccassi dalla grigia Londra e fossi completamente immerso.” Questo beneficio emotivo e mentale è un tema che molti orticoltori urbani condividono: il giardino offre conforto e un senso di realizzazione.
L’esempio di Londra mostra che l’iniziativa individuale può creare un effetto a catena. Il giardino di una persona ha ispirato migliaia di seguaci online e probabilmente ha spinto molti a iniziare i propri piccoli orti. Dimostra anche che anche chi affitta o ha piccoli cortili può accordarsi con i proprietari o usare sistemi portatili per coltivare con successo. Il padrone di casa di Alessandro, vedendo il successo, gli ha permesso di continuare e ha persino sostenuto il progetto. Ora la sua microfattoria domestica è un faro di autosufficienza urbana - proprio in una delle città più grandi e trafficate d’Europa.
Collegare i punti:
Dai lotti comunitari di Berlino all’impegno cittadino di Nantes fino alla microfattoria personale di Londra, queste storie mostrano insieme come l’orticoltura urbana stia ridefinendo cosa significa vivere in modo sostenibile in città. Emergono temi chiave:
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Comunità e impatto sociale: Tutti e tre i casi evidenziano come l’orticoltura urbana unisca le persone, che siano vicini in un giardino di Berlino, cittadini di Nantes uniti nella crisi o una comunità online ispirata dal successo di un londinese.
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Ingegno: Gli orticoltori urbani sfruttano al massimo ciò che hanno a disposizione - i giardini di Berlino nascono in vecchi aeroporti e terreni abbandonati con materiali riciclati, Nantes ha trasformato aiuole pubbliche in orti, e Alessandro ha convertito un cortile di cemento in terreno fertile con fioriere fai-da-te.
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Città più verdi, persone più sane: I benefici ambientali (più verde, cibo locale, biodiversità) vanno di pari passo con quelli per la salute personale e pubblica (accesso a prodotti freschi, attività fisica, benessere mentale). I funzionari cittadini, come quelli di Berlino e Nantes, riconoscono sempre più questi come veri patrimoni urbani.
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Ispirazione che porta a imitazione: Ogni storia di successo è un modello che altri stanno adattando. Il movimento di orticoltura urbana di Berlino si è diffuso in altre città tedesche. L’idea dei “giardini di solidarietà” di Nantes ha ispirato azioni simili altrove in Francia e in Europa in tempi di difficoltà. I metodi di Alessandro sono stati adottati da molti abitanti di città nel mondo che lo seguono.
Questi orticoltori urbani europei dimostrano che le giungle di cemento possono fiorire in rifugi sostenibili. Che tu abbia un gruppo comunitario pronto a rendere verde un angolo della tua città o solo il desiderio personale di coltivare un po’ di basilico sul balcone, lascia che queste storie siano la tua motivazione. Vivere in città in modo sostenibile non è un’utopia lontana - sta accadendo ora, un giardino alla volta, e tu puoi farne parte.

